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GNOCCATA a Guastalla

 

Gnoccata

Il ritorno alle allegre tradizioni locali. A Guastalla è stata ristabilita, dopo dodici anni, la curiosissima "Festa degli gnocchi". Prima di essere distribuiti al popolo, - che quest'anno ne ha ricevuti dieci quintali - gli gnocchi vengono assaggiati dal re della festa, che è scelto fra i più cospicui mangiatori della città. (Disegno di A. Beltrame)

da: La Domenica Del Corriere
     Anno XXIII. - Num. 19. del 8-15 Maggio 1921

 

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GNOCCATA guastallese:

festa, burla e unità d’Italia

 

C’era una volta la Gnoccolata, si chiamava così la festa popolare messa in piazza a Guastalla come protesta contro chi aveva legiferato col pugno pesante tassando la farina che usciva dai mulini. Era il 1868 e tutti la chiamarono “la tassa sulla fame” perché la materia prima per fare pane aumentò, e molto, di prezzo. Non ci fu famiglia che non ne fosse toccata nella dolorosa stretta tipica dello stomaco vuoto. La gente reagì, si può ben capire, ci furono disordini repressi con la forza anche in Emilia.

Gli effetti della tassa sul macinato si manifestarono dai primi giorni del 1869 e già all’inizio di marzo Guastalla rispondeva a tempo di record con la sua festa grassa in cui si beveva e si mangiavano gnocchi in barba ai governanti. Ad una legge tanto impopolare si faceva fronte comune con una reazione non violenta ma godereccia, a ben vedere il massimo dell’oltraggio e del disprezzo verso chi quell’idea nefasta aveva partorito. Una ribellione sui generis, acuta e intelligente, non di muscoli o di petto ma di pancia, tutto sommato molto guastallese.

Non tutti sanno che la tassa sulla fame fu emanata per finanziare l’unità d’Italia, cioè tutte le spese che il neonato Stato italico doveva affrontare per poter diventare nazione unica e unificata, sul serio. Le entrate dello Stato erano di gran lunga inferiori al necessario: un deficit enorme, roba da fallimento. Il regio fisco non funzionava a dovere ma si può ben capire. Ce li vedete gli ufficiali preposti a raccogliere le tasse dalle Alpi alla Sicilia passando per Roma o Napoli a sfidare randellate e schioppettate di un popolino sbrigativo e avvezzo da sempre ad arrangiarsi? Qualcuno, si chiamava Quintino Sella, allora concluse: “Meglio una tassa sulla farina, quella almeno la devono pagare tutti. Dovranno pur mangiare.”

Così nacque l’Italia e così nacque la Gnoccata, unite dalla stessa storia. Figlie degli stessi anni eroici e degli stessi drammi e passioni di un Risorgimento che diventava Nazione moderna. Possiamo dire che l’Italia e la Gnoccata sono sorelle.

Se non fosse per i pochi anni che ne separano la nascita, sarebbe stato giusto rievocarle assieme. Ma in quest’anno di celebrazioni ci pensa la Pro Loco ad unirle in un evento unico perché è solo grazie all’unità d’Italia che oggi abbiamo la nostra Gnoccata, altrimenti qui non avremmo nulla da dire e quella del grande spettacolo in piazza sarebbe una domenica come tutte le altre.

Oggi come nel 1869 la felice ricorrenza riunisce la gente di Guastalla e chi la viene a visitare in un grandioso banchetto pulsante di popolo e odorante di vapori di cottura perché il fine è mangiare gli gnocchi di patate, i veri protagonisti della prima, lontanissima, come dell’ultima edizione. Quindi bando ai malintesi di qualcuno, forestiero disinformato, che la pensa come un convivio in cui si serve il comune gnocco fritto. Eresia. Si, c’è ancora chi, dopo un secolo e mezzo di gnoccose scorpacciate, ancora equivoca. Ma non è un guastallese di sicuro. E se venisse meriterebbe l’espulsione.

Prima del pasto collettivo, del rito corporale, si assiste alla sfilata in costume al culmine della quale svetta su tutti il carro che ospita il Re della festa, il Signore della città per un solo giorno, il Santone del Vero Sberleffo e Gran Sacerdote della Sazietà portato in trionfo. Solo Lui potrà dare il via alle danze e interrompere il momentaneo digiuno del popolo accorso in laica devozione. E’ una figura strana, fuori dalle regole perché è un sovrano ciccione, orgogliosamente sovrappeso come dev’essere il Principe tra gli stomaci più capienti del territorio. Governa lui e il suo potere, per quel poco che dura, è assoluto disponendo della vita e della morte dei suoi sudditi ma facendo sempre prevalere la prima sotto forma di gnocchi fumanti, conditi divinamente perché possano sprigionare sentori ed effluvi d’aromi sopraffini.

O lo chiamiamo così come l’hanno battezzato, “Re d’i gnoch” nel nostro sano e colorito dialetto, oppure ci sbilanciamo in uno scorretto ma piacevolissimo Re dei gnocchi che è si un inciampo grammaticale ma anche un urlo liberatorio, salvifico e spontaneo, nei confronti dei lacci e nodi scorsoi di una lingua italiana che, per un giorno, possiamo lasciare da parte. Che viva e prosperi, mangiando assai, il nostro Re dei gnocchi!

Pantagruelica figura del Principe dei goduriosi che si concede ai piaceri profondi e atavici della gola, mai vani ma sempre peccaminosi per un fine nobile: la degustazione, chiaramente quantitativa, e l’esaltazione dei sapori. Che naturalmente esplodono all’interno di ben serrabili e mobilissime fauci umane.

La Gnoccata non può non guardare alle sue origini, deve ritrovare il suo sano spirito di beffa all’Autorità quale che essa sia (alla fine poco importa darle un nome o un indirizzo e ce la possiamo anche inventare), deve dimostrarsi spavalda verso l’Ordine e insolente di fronte al “normale” quotidiano. È per questo che vedrei forse meno figuranti ordinati in bella fila e molti più scherzosi giullari che s’infilano in ogni portone, suonano ad ogni campanello e ridono dello stupore della gente del nostro stanco secolo. Proprio quelle persone che non tollerano l’idiozia dello scherzo e nemmeno lo capiscono perché hanno perso la sensibilità dell’uomo naturale, spontaneo, non contaminato dall’Ordine, dai Cavilli, dalla Consuetudine, dalla Normalità. La Gnoccata è una pernacchia (rigorosamente sbrodolosa) all’Uomo Finto. Che oggi è ovunque. È in tutti noi.

Così la Gnoccata diventa una festa diversa perché alla nostra profonda, nascosta semplicità guarda e aspira. Quante manifestazioni del genere riempiono le piazze italiane? Credo poche, forse nessuna davvero con l’originale spirito liberatorio e spaccone della nostra. E allora perché non provare a provocare? Perché non recuperarne l’anima antica che è forse un po’ meno bella di lustrini, uniformi e vestiti da ballo coperti di pizzi variopinti ma è pungente come uno spino ficcato nel piede scalzo?

La Gnoccata è nata per offendere simpaticamente, per scherzo e burla, per sfidare Qualcuno o meglio Qualcosa con una bella sana e grassa mangiata popolare. Allora come possiamo coniugare il suo cuore con le esigenze di spettatori che attendono il corteo millecolorato passare sulle vie che furono dei Gonzaga?Questo

È questa la sfida che la Gnoccata deve raccogliere. Per diventare una festa non solo degli occhi ma anche dell’anima.

 

Daniele Daolio

 

Questo contributo è stato pubblicato integralmente sull'opuscolo: GNOCCATA a Guastalla 20/21/22 maggio 2011 XXXII edizione

 

Domenica, 17 Dicembre 2017

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